Rovesciando I miserabili

 

Il conflitto simbiotico tra Silvio Berlusconi e Marco Travaglio possiede una dimensione tragica ed epica paragonabile a quella dello scontro tra Jean Valjean e Javert; mentre nel romanzo di Hugo era Jean Valjean – il presunto criminale – a essere nel giusto, in quello dell’Italia della Seconda Repubblica a essere nel giusto è però il nostro duro, inflessibile Javert giornalista.

Nessuno, infatti, ha rappresentato la disonestà, nella cosiddetta Seconda repubblica, meglio di Silvio Berlusconi. Non c’è uomo politico che abbia sguazzato nella corruzione più radicalmente di lui. Nessuno, analogamente, ha rappresentato l’onestà, nello stesso periodo storico (e anche oltre, per fortuna della Terza repubblica), meglio di Marco Travaglio.

Incorruttibilmente onesto l’uno, irredimibilmente furfante l’altro, proprio così; eppure, si tratta di due persone entrambe dotate di eccezionale spessore – di spessore umano il primo, di spessore disumano il secondo. Il lato oscuro e il lato luminoso della forza. Marco Travaglio è per me l’eroe tragico, Silvio Berlusconi l’incubo farsesco. Matteo Salvini, Matteo Renzi, Luigi di Maio, Nicola Zingaretti possono essere dei cattivi (i primi due, sicuramente) o dei bravi (il terzo e il quarto, forse) politici; Indro Montanelli, Michele Santoro, Eugenio Scalfari, Giorgio Bocca possono essere – o essere stati – dei buoni o dei cattivi giornalisti; ma solo Marco è oggi un giornalista-eroe, solo Berlusconi un politico-incubo.

Il “male assoluto” della politica italiana non è stato il dittatore Mussolini (anche se ci è andato vicino; ma, come sappiamo bene, in confronto a Hitler il Duce impallidisce, mentre il male assoluto non ha, non può avere, tracce di pallore. Esso è oscuro come la Morte Nera); né lo è stato il mafioso Andreotti – nonostante vi aspirasse – perché quando il male si traveste di santità non riesce a essere assoluto: quella veste ne rappresenta il limite, mentre l’assoluto non ha limiti.

Il male politico assoluto, in Italia, è stato lui: Silvio Berlusconi.

E allora, dove mai sarebbe lo spessore – seppur disumano – di Berlusconi? Come posso pensare che l’assolutamente malvagio Silvio non sia un mediocre?

Mi spiego: quest’uomo ha uno spessore che nel suo essere – come ho ripetuto più volte – assolutamente disumano è uno spessore assolutamente personale, assolutamente privato; Berlusconi ha privatizzato tutto, personalizzato tutto, ha invaso e conquistato – armato dei due sentimenti personali e privati fondamentali, l’odio e l’amore, modellati nell’irrazionalità più pura fino a mutarsi in due forze totalizzanti e devastanti – ha invaso e conquistato, così armato, il regno del ragionamento, della pazienza, del compromesso e del falso sorriso, del progetto a lungo termine, dell’ipocrisia diplomatica. Ha portato corna, flirt, insulti, galanterie, barzellette sporche e offese creative, vanagloria e canzonette nelle lussuose e silenti camere della ragione politica.

Silvio ha vissuto tutto quello che ha vissuto sempre e soltanto odiando e amando; la sua ragione, niente affatto debole, non è stata però altro che uno strumento di queste due sue passioni debordanti, un’arma in mano a queste sue alluvioni, frane e smottamenti geotettonici del sentimento.

Si tratta di un uomo che ha vissuto tutto fino in fondo. Quello che ha vissuto è deprecabile, ma non è quel che ha vissuto a renderlo il male politico assoluto (ha fatto anche del bene, magari involontariamente; troppo poco, purtroppo per noi cittadini italiani). Ciò che lo rende il male politico assoluto è come ha vissuto, ossia il modo assoluto con cui ha vissuto il male, il suo dargli tutto sé stesso senza mai risparmiarsi, senza mai lasciare che il ragionamento interferisse e ponesse un argine al sentimento.

Berlusconi non si è mai pentito – l’ipocrisia di un pentimento in tarda età avrebbe gettato un’ombra di chiarezza, di prevedibilità, sull’oscurità della sua anima dominata dall’irrazionale. Un ripensamento tardivo, inutile, patetico avrebbe generato un riflesso umanizzante sulla superficie della sua tenebra. Non pentendosi, la tenebra farsescamente agghiacciante di Silvio è rimasta impenetrabile.

Intediamoci bene: sono un cittadino, amerò sempre Marco, detesterò sempre Silvio; non sono al di sopra delle parti. Nessuno lo è. Viva Marco Travaglio.

Berlusconi è senza dubbio uno di quelli di cui giustamente vien detto: sarebbe da sbattere in galera e poi buttare le chiavi. Ma sarebbe uno da levarsi il vil cappello mentre le chiavi girano nella serratura per l’ultima volta, da lanciargli un impotente sarcastico sorriso prima di andarsene per lasciarlo tragicamente marcire, per lasciare che la maschera si sciolga assieme alla faccia nell’acido della sua nuova solitudine malvagia. La maschera di Silvio non cadrebbe per rivelarne il volto: si fonderebbe con esso e gridendo brucerebbe. La sua vita è stata una lunga stridente farsa e solo un’orripilante tragedia potrebbe degnamente coronarla. Orripilante come questa mia nuova parola, “gridendo”: ridendo e gridando, gridando e ridendo.

Ma il delirante neologismo non nascerà, lo straziante finale non avverrà.

Nessuno lo sbatterà in galera: sarà la voce del tramonto d’un dì di carnevale

ad avere l’ultima grottesca parola su Silvio.

 

Non vi sarà corona di tragedia

a cinger la sua farsesca testa.

 

 

(Alberto Cassone, 2020)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...